«Voglio una vita… Normali, diversi»: Vasco per i ragazzi disabili

Il cantante testimonial di un libro con le storie
di alcuni giovani ospiti in un appartamento di Bologna


MILANO – Fare la spesa, cucinare, rassettare casa, vivere una storia d’ amore. Una vita autonoma, senza la presenza dei genitori, in un appartamento “normale”. L’hanno sperimentata più di 60 ragazzi con disabilità intellettiva grazie a un progetto promosso dalla Fondazione “Dopo di Noi” di Bologna. Ora le storie di alcuni ospiti della “Casa di Città” sono diventate un libro, “Voglio una vita… Normali, diversi. Nove ragazzi di fronte alla vita”. Due racconti -con oltre 50 foto e illustrazioni a colori – e un testimonial d’eccezione, Vasco Rossi, che “interpreta” uno dei vicini di casa dei ragazzi.

TROVARE UN SENSO – «A Bologna Vasco è di casa e i ragazzi lo sentono vicino, conoscono tutte le sue canzoni a memoria– dice Cesira Berardi, presidente della Fondazione “Dopo di noi” – . Ha saputo incarnare la fatica, ma anche la gioia di vivere e il desiderio di dignità delle persone fragili». Il libro nasce per raccontare l’esperienza dell’ospitalità periodica – avviata dalla Fondazione nel 2007 – che ha coinvolto oltre 60 giovani: in gruppi di 5 o 6, hanno vissuto alcuni giorni al mese nell’appartamento “Casa in città” di Bologna. Dal 15 ottobre hanno a disposizione anche un secondo appartamento, “Casa fuoricasa”.

DOPO DI NOI – Igenitori si preoccupano per il “dopo di loro”. «Li accomuna l’angoscia che i propri figli dovranno affrontare la vita da soli, senza il loro amore, la loro capacità di accudirli e capirli – sottolinea Berardi – . E si chiedono: “Cosa succederà dopo di noi? Come potrà cavarsela nostro figlio?”. L’obiettivo del progetto “Vita da Vivere” è proprio quello di far sperimentare ai ragazzi una vita indipendente in un luogo diverso dalla propria casa, insieme a un piccolo gruppo – continua la presidente della Fondazione – . Col supporto discreto degli operatori, imparano a fare da soli, a scoprire le proprie capacità ma anche i propri limiti e come superarli, affrontando le attività quotidiane come, per esempio, fare una lavatrice, prendere l’autobus, gestire i soldi, cucinarsi, senza la presenza costante dei genitori che risolvono ogni problema. L’obiettivo è creare i presupposti perché vadano poi a vivere da soli o in gruppi di 2- 3 persone».

OFFRIRE UN “PASSAGGIO” – A raccontare nella prefazione al libro il suo desiderio e la sua esperienza di vita autonoma dopo la disabilità è anche il pilota automobilistico Alex Zanardi, che 10 anni fa perse le gambe in un incidente durante una gara di Formula 1. «La disabilità? Ho svoltato l’angolo e l’ho fatto per mia fortuna sotto la luce dei riflettori. Al contrario di tante persone che vivono disagi simili al mio, a me è bastato alzarmi in piedi una volta per convincere tutti. E siccome oggi sanno che sono in grado di farlo, a me non viene chiesto se ho bisogno di aiuto per tentare di alzarmi, ma dove preferirò andare una volta che l’avrò fatto. Spesso – prosegue Zanardi – si pensa che aiutare una persona con una disabilità significhi sempre e soltanto sostituirsi a lui in tutto, impedendogli di fare da solo. I ragazzi di “Voglio una vita…” vorrebbero semplicemente la stessa chance: loro non passano la giornata a sorridere beati pensando: “Caspita! Da solo ho fatto la lavatrice… Mi sono preparato la cena!”. Sanno di potersi alzare da soli. Chiedetegli solo dove vogliono andare e, se potete, offrite loro un passaggio».

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